Cardiochirurgia per gli over90

Con l’età media della popolazione che avanza, anche l’età media dei pazienti che hanno bisogno di interventi cardiochirurgici aumenta: negli anni ’70 i pazienti over 65 venivano considerati troppo a rischio per intervenire chirurgicamente, nel 1985 uno studio ha evidenziato tra gli ottuagenari sottoposti a cardiochirurgia un tasso di mortalità in sala operatoria del 4% e di complicazioni post-operatorie del 92%. Qual è la situazione attuale? Se lo domanda un post sul Cambridge Medicine Blog.

Spiega Alan D. Ashworth, Clinical Fellow in Anestesia Cardiotoracica al Papworth Hospital: “Malgrado gli enormi progressi nelle tecniche chirurgiche e anestetiche degli ultimi anni, esiste ancora un innegabile rischio nel praticare interventi cardiochirurgici in pazienti in età molto avanzata: studi osservazionali stimano i tassi di mortalità operatoria negli over 90 tra il 7 e il 18%. I dati sugli outcome a lungo termine indicano che la morbilità e la mortalità peri-operatoria sono accettabili, e così la qualità di vita e la sopravvivenza di questi pazienti, cosa non sempre ottenibile con la terapia farmacologica da sola”. I fattori in grado di ridurre la morbilità post-operatoria? L’assenza di danno d’organo, il mantenimento di elevata pressione di perfusione (60 – 80 mmHg) nei bypass cardiopolmonari, un ematocrito sempre superiore al 30%.

(20 gennaio 2010)
David Frati
Il Pensiero Scientifico Editore

Bibliografia
Ashworth AD. Cardiac surgery in the very elderly. Cambridge Medicine Blog 12/01/2010.
Cough. Chest 2009; 135:1535-41.