B
Blocco cardiaco
Bradicardia
By-pass
Blocco cardiaco Che vi suggerisce la parola blocco? Che qualcosa non
passa, no? Beh, è così pure per il blocco
cardiaco. Qui ad avere difficoltà di passaggio è il
segnale elettrico che controlla l'attività del
cuore. Il blocco cardiaco è una condizione in
cui i segnali passano con difficoltà tra atrii
e ventricoli (per questo si parla anche di blocco A-V:
A sta per atrii e V, indovinate un po'). Il fatto può causare,
per esempio, che gli atrii si contraggono normalmente,
i ventricoli più tardi o che si contraggono con
minore frequenza degli atri. Ci sono blocchi di tipo
diverso che i medici chiamano blocchi di grado I, II
e III.
Volete saperne di più? Se sì, andare avanti,
se no, andate a farvi un caffè.
Nel blocco di tipo I diventa più lungo il tempo
tra la contrazione degli atri e quella dei ventricoli.
Nel blocco di tipo II l'intervallo aumenta progressivamente
a ogni battito fino a che viene saltato un battito ventricolare.
Nel blocco cardiaco completo (III), infine, atrii e ventricoli
battono in modo indipendente così che mentre la
frequenza di contrazione degli atrii varia secondo l'attività della
persona i ventricoli si contraggono al ritmo pressoché costante
di circa 40 battiti al minuto.
La causa più comune di blocco è la coronaropatia
ischemica, meno frequenti sono malattie del miocardio
o intossicazioni da farmaci, per esempio di digitale.
Mentre il blocco A-V di I grado non causa alcun sintomo,
quello di II grado può darne, mentre in quello
di III grado la persona ha un deficit funzionale perché la
frequenza non aumenta in risposta a uno sforzo, caso
in cui la persona può avere affanno, svenimento
o i dolori toracici caratteristici dell'angina. Il blocco
cardiaco può essere sospettato dal medico in base
al riscontro di un battito cardiaco regolare lento (sotto
i 50 battiti al minuto) che non accelera sotto sforzo
e confermato da un ECG. A seconda dei casi, il disturbo
può essere curato con farmaci o con un pacemaker.
Bradicardia Rallentamento della frequenza del battito cardiaco
(meno di 60 battiti al minuto).
Può essere normale o patologica, a seconda dei
casi.
La bradicardia normale (o sinusale perché dovuta
a una frequenza normale del nodo seno-atriale) è provocata
dalla ridotta attività del nodo senoatriale
(regolatore del ritmo cardiaco) e non è associata
ad anomalie della trasmissione degli impulsi attraverso
il cuore, a differenza di quanto avviene nel blocco
cardiaco. È frequente negli sportivi.
La bradicardia patologica può essere dovuta
a malattie endocrine (ipotiroidismo), a farmaci (beta-bloccanti),
ma in genere è causata dalla cardiopatia ischemica,
caso in cui il sangue non arriva con regolarità al
tessuto che trasporta il battito cardiaco.
A una bradicardia grave o improvvisa si associano molto
spesso sintomi quali perdita di energia, debolezza
e tendenza allo svenimento.
By-pass Lui pensieroso dice alla consorte "Caterina, il
medico è stato chiaro: l'unica soluzione è l'operazione
di aggiramento". "Ma sei sicuro Arturo? Ma
di che parli? Sei sicuro di non aver bisogno del neurologo?".
Forse è uno dei casi di colonialismo linguistico
che fanno infuriare i puristi della lingua, ma in italiano
non abbiamo nulla di simile e di usabile.
A meno di non lasciare interdetto chi ci ascolta, naturalmente.
La parola bypass indica in genere qualsiasi intervento
per aggirare un ostruzione (nell'intestino o in un'arteria).
Il più delle volte, però, è usata
per il by-pass aorto-coronarico, un'operazione per
migliorare l'afflusso di sangue al cuore ostacolato
da una o più placche di aterosclerosi. In cosa
consiste? Semplice: all'esterno della coronaria, all'altezza
della placca che ostacola la circolazione si cuce un
segmento di vena, di arteria o di materiale così da
creare un percorso alternativo a quello dov'è l'ostruzione.
L'intervento ha tuttora importanza nella cura della
cardiopatia ischemica, ma negli ultimi anni il suo
impiego è diminuito a favore dell'angioplastica
transluminale. In ogni caso, se questa non è possibile
o non raggiunge gli scopi sperati, si ricorre ancora
al bypass.
Prima d'intervenire, però, è d'obbligo
una mappa precisa delle placche attraverso l'angiografia.
L'intervento è eseguito in anestesia generale,
di solito richiede la presenza di due chirurghi e può durare
anche cinque ore. Il cuore viene temporaneamente arrestato
e la circolazione è mantenuta attraverso una
macchina cuore-polmoni che ossigena e pompa il sangue.
Dopo l'intervento, il paziente trascorre 2-4 giorni
in un'unita coronarica dove si tengono di continuo
sotto controllo il cuore e altre funzioni vitali.
In genere il ricovero dura pochi giorni e la persona
può tornare al lavoro dopo qualche settimana.
Se i pazienti sono ben selezionati, hanno una concreta
possibilità di guarire e di condurre una vita
normale.
|