Scompenso cardiaco, un'analisi dei risultati dello studio QDF
Lo studio
I risultati
Il commento dell'esperto
Bibliografia
Il commento dell'esperto
La rivista Assistenza Infermieristica e Ricerca ha dedicato un intero numero all'analisi dei risultati del Rapporto finale dello studio QDF (Qualità di vita, Depressione e Funzioni cognitive) nei pazienti con scompenso cardiaco.
Nell'editoriale di apertura Gianni Tognoni, direttore del Consorzio Mario Negri Sud, spiega che "questo numero della rivista sembra fatto apposta – a prima vista – per scoraggiare la gran parte di chi la legge: l’ambito di interesse infatti è ben delimitato e può attrarre solo chi lavora in Cardiologia, ed in un settore ulteriormente specialistico e ristretto come quello dell’insufficienza cardiaca, con una attenzione non ai suoi aspetti più clinici e assistenziali, ma ad indicatori (o comorbilità) che non figurano certo tra le priorità della formazione permanente, né dell’assistenza, né delle mansioni infermieristiche. Ma questa scelta, che sembra essere escludente o per lo meno selettiva, deve essere considerata invece una priorità di lettura-utilizzazione assolutamente generale.
Ci si trova di fronte ad un modello particolarmente significativo della possibilità e capacità da parte della professione infermieristica, di far coincidere una pratica assistenziale qualificata con obiettivi e risultati originali di ricerca. La ricerca infermieristica come prodotto di reti estese e rappresentative di culture e di luoghi di assistenza può essere dunque una realtà che si riproduce, che entra a far parte di quel ruolo di produzione (e non solo di consumo) di conoscenza, che è uno degli indicatori più importanti dell’autonomia e dell’originalità professionale.
La relativa rarità di queste esperienze di lavoro collettivo può, e perciò deve diventare uno dei fili conduttori di una identità specifica, di cui si sente sempre più l’importanza: assumersi la responsabilità, in un tempo che tende pericolosamente a concentrare la priorità sulla gestione e l’organizzazione, di avere come criterio di riferimento e centro di interesse ciò che succede a persone pazienti: non solo alla loro vita clinica ma al vissuto complessivo, di cui la clinica è un aspetto, per quanto fondamentale.
“Sicuramente da questo lavoro nasceranno altre pubblicazioni, più approfondite, specifiche della cardiologia, da parte degli autori dello studio”, conclude Tognoni. “Tuttavia ci si aspetta anche tuttavia – e soprattutto? – da coloro che lavorano in altri settori di assistenza, una partecipazione altrettanto importante: quella di provare ad immaginare percorsi-progetti di ricerca che riprendano la logica, se non evidentemente i contenuti specifici, di questo rapporto, così che l’esperienza di farsi rete che produce conoscenza diventi un bisogno 'normale' nel cuore di tutti i contesti ed i temi assistenziali”. |