Lo
studio RENAAL e la nefroprotezione del losartan
Scheda
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Scheda
La nefropatia e l'ipertensione sono reciprocamente legate
da una relazione causa-effetto. Se in alcuni casi la malattia
renale stessa è una delle cause dell'ipertensione
arteriosa, in altri casi ne è una diretta conseguenza.
Risulta quindi evidente che adeguate strategie terapeutiche
su questo circolo vizioso si possano tradurre in vantaggi,
sia a livello renale che cardiovascolare, prevenendo o rallentando
il progressivo danno d'organo. Il blocco del sistema renina-angiotensina
rappresenta una buona strategia di intervento. L'effettore
finale della catena renina-angiotensina-aldosterone – l'angiotensina
II – gioca infatti un ruolo principe nel processo di
glomerulosclerosi e fibrosi tubulo-interstiziale progressiva.
Nella ricerca di una terapia efficace nel rallentare o fermare
il più possibile l'evoluzione della nefropatia diabetica,
ha giocato un ruolo importante lo studio RENAAL (Reduction
of Endpoints in Non-Insulin Dependent Dabetes) dal quale
sono arrivate importanti evidenze sull'efficacia del losartan
nel ridurre la progressione della malattia renale nel paziente
diabetico.
Lo studio
Lo studio di nefroprotezione con losartan randomizzato
e controllato con placebo è stato condotto su 1513
soggetti affetti da diabete mellito di tipo II con segni
di danno renale, di cui il 94% presentava anche ipertensione
arteriosa già in trattamento al momento dell'arruolamento.
I pazienti sono stati inclusi in due gruppi, uno trattato
con losartan (50 o 100 mg una volta al giorno) e l'altro
con placebo, e sono stati seguiti per un periodo di 3,4
anni.
L'endpoint primario combinato è stato identificato
nel raddoppio della concentrazione sierica di creatinina
rispetto ai valori basali, nel raggiungimento dello stadio
terminale della nefropatia o nel decesso. Gli endopoint secondari
sono stati: infarto miocardico, ictus, prima ospedalizzazione
per insufficienza cardiaca o periferica, decesso per cause
cardiovascolari, progressione della patologia renale e variazioni
della proteinuria.
I risultati
Secondo l'analisi dello studio, l'endpoint primario
composito è stato
raggiunto nel 43,5% dei casi nel gruppo di trattamento con
losartan, rispetto al 47,1% nel gruppo ricevente placebo
con una riduzione del rischio del 16% a favore del gruppo
trattato con losartan.
L'analisi dei risultati ottenuti per le singole componenti
dell'endpoint primario combinato sono ha evidenziato che:
- il
rischio di raddoppio della creatininemia è risultato
inferiore del 25% nel gruppo in trattamento con losartan
rispetto al gruppo ricevente palcebo
- il rischio di insufficienza
renale alla stadio terminale è risultato
inferiore del 28% nel gruppo trattato con losartan
- il rischio
combinato di insufficienza renale terminale o di decesso è risultato
inferiore al 20% nel gruppo che assumeva losartan rispetto
al gruppo ricevente placebo.
Non è stata riscontrata alcuna differenza significativa
tra il gruppo trattato con losartan e il gruppo trattato
con placebo nell'endpoint combinato costituito da morbilità e
mortalità cardiovascolari (endpoint secondario), mentre è stata
osservata una riduzione significativa pari al 32% del rischio
di prima ospedalizzazione per scompenso cardiaco in favore
di losartan.
Conclusioni
L'importanza dello studio RENAAL è l'aver dimostrato
che la terapia con losartan garantisce una riduzione del
28% del rischio di malattia renale allo stadio finale nel
paziente diabetico. Pertanto, come ha commentato principale
investigatore dello studio, Barry M. Brenner, nefrologo della
Harvard Medical School di Boston, nei pazienti con diabete
di tipo II e nefropatia, la maggior parte dei quali ipertesi,
il blocco del sistema renina-angiotensina con gli antagonisti
dell'angiotensina II deve costituire una parte essenziale
dell'approccio terapeutico e questo non può essere
che il trattamento di prima scelta per l'ipertensione nei
pazienti con nefropatia e diabete tipo II.
L'analisi economica condotta per
valutare i costi e i benefici del trattamento con losartan
nei pazienti con diabete tipo II e malattia renale, ha rilevato
una riduzione del numero di giorni con malattia renale allo
stadio finale del 32% che determinerebbe un risparmio per
l'assistenza sanitaria statunitense di circa 3.000 dollari
l'anno per paziente. Uno studio analogo sempre sulla base
dei risultati dello studio RENAAL, ma traslato sul territorio
europeo ha stimato che la terapia con losartan
determinerebbe una riduzione di 42.700 casi di insufficienza
renale terminale e di 64.400 anni di malattia, con un risparmio
di 2,6 miliardi di euro in 3 anni e mezzo. Quindi il losartan
non solo riduce l'incidenza di insufficienza renale terminale
nei pazienti diabetici con nefropatia, ma riduce in modo
significativo anche i costi della malattia.
Bibliografia
- Brenner BM, Cooper ME, de Zeeuw D, et al. RENAAL
Study Investigators. Effects of losartan on renal and
cardiovascular
outcomes in patients with type 2 diabetes and nephropathy.
N Engl J Med 2001; 345: 861-9.
- Herman WH, Shahinfar S, Carides
GW, et al. Losartan
reduces the costs associated with diabetic end-stage
renal disease: the RENAAL study economic evaluation.
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- Gerth WC, Remuzzi G, Viberti
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reduces the burden and cost of ESRD: Public health implications
from the RENAAL study for the European Union.
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