Leggere online le riviste mediche

Riviste scientifiche: utili ma “difficili” da usare
Biblioteche digitali: l’esperienza di Bolzano
L’unione fa la forza
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Franz è appena uscito dall’aula del corso che insegna a usare al meglio le riviste di medicina: un giorno e mezzo per conoscerle meglio, per capire le differenti caratteristiche tra l’una e l’altra, per imparare a distinguere gli articoli che vale la pena di leggere da quelli che, invece, conviene tralasciare. “Per il mio lavoro, leggere è fondamentale: non posso non tenermi al passo con tutte le novità della ricerca scientifica”, sostiene, “e un seminario come questo è utilissimo”.

Riviste scientifiche: utili ma “difficili” da usare

Se ne svolgono molti, in Italia, di workshop come questo, realizzati proprio per aiutare medici e infermieri a consultare non soltanto i periodici specializzati, ma anche le banche dati scientifiche. Eh sì, perché le aziende ospedaliere, le università, le Regioni spendono tantissimo per la letteratura scientifica ed è fondamentale sollecitare il personale sanitario a utilizzare queste fonti di conoscenza per trasformare il costo in un investimento. Il corso frequentato da Franz si svolge a Bolzano, in un’aula della Scuola Superiore di Sanità Claudiana, uno dei fiori all’occhiello della sanità altoatesina. Uno dei docenti è Tom Jefferson, un ricercatore italo-inglese che da anni è a contatto quotidiano con gli studi pubblicati sulla letteratura specialistica internazionale; Jefferson lavora alla preparazione di revisioni sistematiche nell’ambito del network della Cochrane Collaboration, una rete di ricercatori che – non a scopo di lucro – analizzano e sintetizzano i risultati delle sperimentazioni cliniche condotte in ogni parte del mondo. “Il numero delle riviste di medicina", racconta Jefferson, "aumenta costantemente; c’è chi dice siano ormai quasi 25 mila i periodici del settore, ma non esistono dati certi. Anche il numero di articoli pubblicati cresce, perché le riviste inseguono dei lettori sempre più distratti e impegnati dal lavoro: aumentare il numero degli articoli e ridurne la lunghezza permette alle riviste di essere più varie, più ricche, più attraenti”. La rivista che ci mostra Jefferson, l’ultimo numero del British Medical Journal, assomiglia davvero ad un settimanale di attualità: figure a colori, vignette, rubriche di news fatte di brevi flash. Anche gli argomenti sembrano diversi da quelli ai quali eravamo, per così dire, “abituati”: commenti sulle scelte di Barak Obama in tema di sanità, dibattiti sulle dichiarazioni del Pontefice sul controllo dell’Aids nel continente africano, articoli pratici sulla disassuefazione dal fumo. “È una scelta obbligata", spiega Jefferson, "perché anche riviste prestigiose come questa, organo dell’istituzione che raccoglie i medici del Regno Unito, la British Medical Association, sentono la pressione del movimento di opinione che chiede che i risultati delle ricerche condotte con fondi pubblici siano resi disponibili gratuitamente a qualsiasi lettore, in siti internet liberamente accessibili”. Quindi, nei prossimi anni le riviste specializzate pubblicheranno sempre meno articoli originali (quelli che riportano i risultati dei trial clinici) e diventeranno sempre di più dei luoghi di dibattito, degli spazi di confronto e di commento.

Biblioteche digitali: l’esperienza di Bolzano

Per ora, le istituzioni continuano a sostenere gran parte dell’onere economico che permette agli operatori sanitari di consultare riviste e database; le biblioteche delle grandi aziende ospedaliere o degli istituti di ricerca acquistano ogni anno pacchetti di abbonamenti ai periodici degli editori internazionali che, in virtù del proprio potere contrattuale, si permettono di aumentare i prezzi ben oltre la soglia dell’inflazione. In qualche caso sono gli enti regionali che si fanno carico di questo onere, convinti che la strada per un’assistenza di migliore qualità passi necessariamente per l’aggiornamento del personale sanitario. “Una esperienza pilota di biblioteca sanitaria online è stata quella dell’Emilia-Romagna", ci dice Giulio Donazzan, primario del reparto di Pneumologia dell’Ospedale di Bolzano, "ma oggi il riferimento per tutti i progetti del genere è l’Alto Adige”. In effetti, mentre la rete delle biblioteche mediche emiliane è, per così dire, in ristrutturazione, in Provincia di Bolzano è più che mai attiva la Biblioteca Medica Virtuale, che a quattro anni dall’avvio è un punto fermo per i medici, gli infermieri e i dirigenti del sistema sanitario della zona. Si tratta di un portale web dal quale è possibile accedere a più di 3500 riviste delle più conosciute case editrici internazionali, nonché alle principali banche dati utili nel lavoro quotidiano di chi assiste i malati. “È uno strumento insostituibile", spiega il professor Donazzan, "soprattutto nell’attività clinica di ogni giorno. Personalmente, utilizzo assai spesso banche dati specialistiche come UpToDate, che propongono informazioni sintetizzate in schede dalle quali risalgo alle fonti originali attraverso una bibliografia aggiornatissima”. Se lo ritiene utile, il medico che consulta i database può successivamente consultare anche le cosiddette ‘fonti primarie’ (gli articoli originali usati per la preparazione delle sintesi) attraverso la stessa Biblioteca digitale. “Attraverso servizi come la Biblioteca Medica Virtuale, sottolinea Donazzan, il personale sanitario può acquisire familiarità con le riviste, distinguendo quelle più autorevoli da quelle meno affidabili, secondo una gerarchia che spesso ricalca quella dell’impact factor”. Quest’ultimo è un valore che misura il numero di citazioni di un periodico da parte delle altre riviste specializzate: ne vien fuori una graduatoria che influenza molti aspetti della vita di un sistema sanitario: dagli esiti dei concorsi ospedalieri e universitari alle nomine ai vertici delle società scientifiche.

“So per certo che la nostra Biblioteca online è uno strumento usatissimo dalle persone che lavorano nell’ospedale”, conferma Flavio Girardi, direttore medico dell’Ospedale di Bolzano. “La consultazione delle riviste è molto utile non soltanto al momento di prendere decisioni al letto del malato: è anche una condizione essenziale per l’attività di ricerca, che vede impegnati molti dei nostri operatori”. Il sito della Biblioteca Medica Virtuale è visitato ogni giorno da circa mille utenti, soprattutto durante l’orario di lavoro, ma non solo, dal momento che chi ne fa richiesta può avere assegnata una password che permette l’accesso alle risorse anche da postazioni esterne ai computer dei comprensori sanitari. L’analisi delle statistiche del sito fa scoprire cose inaspettate, come un traffico notturno abbastanza sostenuto. “Dobbiamo pensare", spiega Girardi, "che specialisti come gli Ortopedici si trovano sistematicamente a dover affrontare emergenze notturne, che richiedono impegno e concentrazione tali da non permettere di concedersi un riposo durante la notte; per questa ragione, negli intervalli che il lavoro comunque consente, navigare sul sito della Biblioteca è un’eccellente opportunità per mantenersi … svegli e aggiornati”. Qualcosa di simile, prosegue il direttore dell’Ospedale, è possibile dire per il personale della Terapia intensiva, che trascorre la notte alternando la vigilanza dei monitor dei pazienti con la consultazione degli ultimi fascicoli delle riviste internazionali.

L’unione fa la forza

Il progetto altoatesino ha riscosso molto interesse da parte di diverse realtà regionali; la Regione Liguria ha da poco inaugurato un portale per l’accesso alle risorse della letteratura scientifica sulla falsariga della Biblioteca Medica Virtuale: manca però la proposta di un contesto utile per interpretare le fonti e per guidare l’utente, uno degli aspetti che rappresenta un punto di forza dell’esperienza di Bolzano. Altra importante realtà è il Sistema Bibliotecario Biomedico Lombardo: 156 biblioteche consorziate per migliorare il proprio potere contrattuale nei confronti degli editori e per ampliare l’offerta di risorse formative per i propri operatori sanitari. “Una via possibile e sperimentata in questi anni per ottimizzare le risorse e far fronte ai costi elevati è quella della cooperazione", conferma Silvia Molinari, documentalista dell’IRCCS Istituto Neurologico Mondino di Pavia. "Si è iniziato negli anni '90 con progetti empirici e basati sul volontariato. Via via si sono sviluppati progetti sempre più strutturati, tutelando il bisogno informativo, fino al punto che Regioni e Ministeri hanno intrapreso questa strada. Va da sé che queste soluzioni si sono affermate e si sono potute realizzare grazie allo sviluppo della tecnologia nel corso di questo ultimo decennio. E in un'ottica di trasformazione della spesa in un investimento, se la biblioteca in questi anni è cambiata, deve proseguire il suo percorso e rinnovarsi ulteriormente.”

Rinnovamento che è ulteriormente sollecitato dall’emergere del fenomeno del cosiddetto “web sociale”: blog, spazi di incontro e di condivisione come Facebook, Anobii, Flickr, Slideshare sono sempre più usati anche da chi lavora nell’assistenza e nella ricerca sanitaria. “Il web collaborativo è quello in cui l'arricchimento dell'informazione passa dalla condivisione della conoscenza di ciascuno", ricorda Andrea Marchitelli, della sezione Biblioteche e Editoria elettronica del CILEA. “Si parla in maniera più spiccata che mai di intelligenza collettiva e di condivisione della conoscenza. L'utente lo fa perché ne ha bisogno, non perché ne abbia un vantaggio materiale e se gli ritorna qualcosa gli viene nei termini comuni del social network: conoscibilità, attendibilità, l'avere un ruolo riconosciuto dai membri della comunità specifica degli utenti, quella della ricerca o degli utenti della biblioteca, in ogni caso una comunità professionale di riferimento. Il ritorno per tutta la comunità è l'arricchimento generale proprio della condivisione, perché quattro occhi vedono meglio che due".

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