La
sindrome di Brugada
Silvia G. Priori,
Marina Cerrone
Cardiologia Molecolare, Fondazione Salvatore Maugeri, Pavia
Introduzione
Epidemiologia
L'elettrocardiogramma Basi molecolari
Il test provocativo con flecainide
Il ruolo dello studio elettrofisiologico
La terapia
Clinica e stratificazione
del rischio
Conclusioni
Introduzione
La sindrome di Brugada è una
malattia aritmogena geneticamente trasmessa, che causa
sincope o morte cardiaca improvvisa in pazienti giovani
e con cuore strutturalmente sano. Tale patologia è caratterizzata
da un pattern ECGrafico peculiare, rappresentato da
blocco di branca destra, completo od incompleto, e
sopraslivellamento del tratto ST nelle derivazioni
V1-V3. Finora è stato identificato un solo gene
responsabile della malattia: si tratta del gene SCN5A,
lo stesso coinvolto nell'eziopatogenesi della forma
LQT3 della sindrome del QT lungo. Le mutazioni che
causano la sindrome di Brugada determinano una riduzione
della corrente depolarizzante I NA.
Tuttavia, mutazioni su questo gene sono responsabili di solo il 20-25% dei casi
della malattia. Inoltre, la diagnosi della sindrome può essere difficile,
in quanto la malattia può non presentare sintomi prodromici ed esordire
come arresto cardiaco. Anche il quadro elettrocardiografico può non essere
manifesto in condizioni basali e deve essere slatentizzato da test provocativi
farmacologici con farmaci antiaritmici di classe I. Al momento non esiste una
terapia farmacologica per questa malattia e l'unica opzione terapeutica possibile è rappresentata
dall'impianto di defibrillatore automatico permanente (ICD). È diventato,
pertanto, di preponderante importanza definire i parametri su cui basare la stratificazione
del rischio aritmico dei pazienti, in modo da identificare quali pazienti abbiano
realmente necessità di un ICD. In questa rassegna verranno descritte le
caratteristiche della malattia, i più recenti criteri diagnostici e verrà discusso
il ruolo degli esami strumentali: in particolare dello studio elettrofisiologico
per la stratificazione prognostica e per la clinica dei pazienti affetti da tale
patologia.
Tratto da Recenti Progressi in Medicina, vol. 94, N. 10, Ottobre 2003, Il Pensiero Scientifico Editore, Roma |
La morte cardiaca improvvisa rappresenta
ancora la principale causa di morte nel mondo occidentale.
La maggior parte dei casi di morte improvvisa è attribuibile
all'infarto miocardico acuto o alle cardiomiopatie dilatative
(1). Tuttavia in circa l'8-9%
dei casi viene utilizzata la definizione di "fibrillazione
ventricolare idiopatica", in quanto non si riesce ad identificarne
l'eziologia: si tratta principalmente di casi di morte
cardiaca improvvisa in bambini o in giovani, in cui l'indagine
autoptica non è in grado di individuare alcuna patologia
strutturale a carico del cuore. Grazie al contributo delle
scoperte della biologia molecolare, negli ultimi anni è stato
descritto un nuovo gruppo di patologie cardiache, le canalopatie,
che sono determinate da alterazioni geniche a carico dei
canali ionici cardiaci: in questi casi, viene a crearsi
uno squilibrio tra le diverse correnti ioniche che contribuiscono
al potenziale d'azione cardiaco con un effetto aritmogeno,
in assenza di alterazioni morfologiche o strutturali a
carico del cuore (2, 3).
Queste malattie comprendono le diverse varianti della sindrome
del QT lungo, la sindrome di Brugada e le tachicardie ventricolari
polimorfe catecolaminergiche. In particolare, la sindrome
di Brugada (SB) di cui verrà discusso in questa
rassegna, rappresenta una patologia di interesse emergente
in cardiologia clinica, sia per la sua descrizione più recente
rispetto ad altre patologie aritmogene, sia per la fascia
di popolazione colpita, sia per le problematiche ancora
aperte e in evoluzione per quanto riguarda la assistenza
clinica ai pazienti.
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