Il ruolo degli ACE-inibitori nella prevenzione della fibrillazione atriale isolata

Sono noti già da tempo i primi studi sull’utilizzo degli ace-inibitori (ACEI) nei pazienti con infarto miocardico acuto (6); successivamente sono emersi molti dati inerenti al trattamento con ACEI o bloccanti dei recettori dell’angiotensina II nel ridurre il rischio di insorgenza o di recidive di FA (7).

Differenti meccanismi sono stati proposti per spiegare l’effetto favorevole di questi farmaci. Due sono le scuole di pensiero: la prima sostiene che essi siano dotati di specifiche proprietà antiaritmiche, la seconda ritiene che l’effetto primario del trattamento sia in realtà dovuto non tanto al rimodellamento elettrico o strutturale, ma soprattutto al miglioramento delle modificazioni emodinamiche causate da un aumento della pressione sanguigna, che costituiscono un “trigger” di insorgenza di FA nei pazienti predisposti.

Da anni si è valutato il rischio di recidive di FA con alcuni studi che hanno anche esaminato se il miglioramento strutturale del ventricolo sinistro, legato ad una riduzione dell’ipertrofia ventricolare sinistra, possa ridurre il rischio di recidive di FA (8). Si è cercato di prevedere se l’aumento dei valori di pressione arteriosa aumentasse di per sé il rischio di FA, indipendentemente da età, sesso e da alterazioni elettrocardiografiche compatibili con ipertrofia ventricolare sinistra (9).

Il nostro gruppo si è chiesto se l’aumento della pressione arteriosa sistolica, anche nel range di normalità (in accordo con la classificazione del JNC-7 Report e la classificazione delle linee guida ESC/ESH 2007 [tabelle 1 e 2]), possa aumentare il rischio di FA isolata (FA in assenza di segni clinici e ecocardiografici indicativi di malattie cardiache, polmonari o endocrine) (10).

Le attuali linee guida delle Società Europea di Cardiologia e di Ipertensione Arteriosa (9, 11) suggeriscono l’inizio del trattamento antiipertensivo con valori di pressione arteriosa sistolica superiore a 120 mmHg nei pazienti con associate condizioni cliniche (infarto miocardico, ictus, insufficienza renale), ma non fanno riferimento alla presenza di fibrillazione atriale come possibile condizione clinica associata. È meno chiaro se pazienti con valori di pressione arteriosa sistolica compresi tra 130 e 139 mmHg debbano essere trattati in caso di comparsa di fibrillazione atriale isolata (4). Siamo consci del limite rappresentato dalla casistica limitata del nostro studio, ma occorre ricordare che i pazienti affetti da fibrillazione atriale isolata  sono rari nella pratica clinica.

Tabella 1.  Definizioni e classificazioni dei livelli di pressione arteriosa.
Classificazione del JNC-7 Report.

Categoria

Sistolica
(mm Hg)

 

Diastolica
(mm Hg)

Normale

< 120

e

< 80

Preipertensione 1 o

20 - 139

o

 80 - 89

Ipertensione stadio 1

140 - 159

o

90 - 99

Ipertensione stadio 2

 > 160

o

>= 100


Tabella 2. Definizione e classificazione dei livelli di pressione arteriosa. Classificazione delle linee guida ESC/ESH 2007.

Categoria

Sistolica
(mm Hg)

 

Diastolica
(mm Hg)

Ottimale

< 120

e

< 80

Normale

120-129

e/o

80-84

Normale alta

130-139

e/o

85-89

Grado 1

140-159

e/o

90-99

Grado 2

160-179

e/o

100-109

Grado 3

> 180

e/o

> 100

Ipertensione sistolica isolata

> 140

2

< 90

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