La fibrillazione atriale isolata come marcatore di danno d’organo

Il nostro studio supporta l’idea che la FA sia un marcatore di danno d’organo in pazienti con valori pressori nei limiti di norma, non affetti da malattie cardiovascolari e/o malattie predisponenti la comparsa di FA. Il miglioramento del quadro emodinamico nei pazienti con pressione arteriosa sistolica tra 130 e 139 mmHg, normale funzione atriale e ventricolare sinistra, riduce il rischio di recidive di FA isolata (figura 3). Pertanto, anche con normali valori di pressione arteriosa sistolica, il trattamento con ACE-inibitore dovrebbe essere introdotto in pazienti affetti da FA isolata. Riteniamo infatti che la comparsa di FA possa essere considerata come un marcatore predittivo per lo sviluppo di ipertensione arteriosa e come segno di danno d’organo legato alle alterazioni iniziali del quadro emodinamico (12, 14). I nostri risultati indicano che l’ACE-inibitore è efficace nel migliorare l’emodinamica cardiovascolare, determinando una riduzione dei valori pressori ed un miglioramento della funzione ventricolare ed atriale nei pazienti normotesi con FA isolata. Inoltre, i nostri dati destano interesse in relazione allo studio dell’effetto del ramipril sulla prevenzione di comparsa di episodi di FA isolata e sulla riduzione delle recidive dell’aritmia nei pazienti normotesi. Questo effetto potrebbe essere non esclusivamente legato alle proprietà anti-ipertensive del farmaco in quanto tali.

Figura 1. Ruolo degli ACE-I e degli antagonisti dei recettori dell’angiotensina II nelle recidive di fibrillazione atriale isolata.
*In accordo con la classificazione del JNC-7 Report e la classificazione delle linee guida ESC/ESH 2007

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