Basi genetiche della morte cardiaca improvvisa

Silvia G. Priori, Raffaella Bloise
Cardiologia Molecolare, Fondazione Salvatore Maugeri, Pavia

Introduzione
La sindrome del QT lungo
La sindrome di Brugada
Conclusioni


La sindrome di Brugada

La sindrome di Brugada è una condizione clinica di recente descrizione (1992), caratterizzata da un tipico quadro elettrocardiografico: blocco di branca destra completo o incompleto e sopraslivellamento del tratto ST nelle derivazioni elettrocardiografiche V1-V3 con morfologia del tratto stesso variabile: "a tenda" o "a sella". La malattia si associa ad elevato rischio di arresto cardiaco e di morte cardiaca improvvisa (19, 20). Nel marzo 1998 si è scoperto, non certo senza un certo grado di stupore, che il gene coinvolto nella sindrome è quello codificante per il canale del sodio cardiaco (SCN5A): lo stesso gene responsabile della variante LQT3 della sindrome del QT lungo. La sindrome di Brugada è, quindi, una malattia "allelica" ad LQT3. Studi di espressione in vitro delle mutazioni identificate nei pazienti affetti da sindrome di Brugada, hanno però chiarito, almeno in parte, come sia possibile che lo stesso gene possa causare malattie differenti: i difetti genetici della sindrome di Brugada "riducono" la quantità di sodio che entra nella cellula. Questo dato spiega perché la somministrazione di bloccanti del canale del sodio, che aggravano la disfunzione cellulare geneticamente determinata, sia utilizzata per slatentizzare forme subcliniche della sindrome di Brugada (21).
È importante ricordare che, anche nel caso della sindrome di Brugada, è verosimile che diversi difetti genetici rappresentino il substrato della stessa manifestazione elettrocardiografica e clinica. Dati del nostro laboratorio dimostrano che solo il 15% dei pazienti con sindrome di Brugada presenta difetti a carico del gene SCN5A: l'inquadramento dei pazienti con sindrome di Brugada in assenza di mutazioni a carico di SCN5A risulta, pertanto, ancora più complesso.
A tutt'oggi non esiste una terapia farmacologica per il trattamento della sindrome di Brugada ed il clinico si trova ad affrontare la non facile decisione di come gestire il paziente clinicamente affetto e asintomatico.
Non esistono ancora dati epidemiologici definitivi che permettano di definire il rischio di morte improvvisa nei portatori asintomatici del difetto genetico. Il ruolo dello studio elettrofisiologico nella stratificazione del rischio di questi pazienti non è ancora definitivo. Il clinico deve perciò valutare caso per caso, in accordo con il paziente, l'eventualità di ricorrere all'impianto profilattico del defibrillatore.

Approfondimento:
La sindrome di Brugada
Silvia G. Priori, Marina Cerrone, Cardiologia Molecolare, Fondazione Salvatore Maugeri, Pavia

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