Basi genetiche della morte cardiaca improvvisa

Silvia G. Priori, Raffaella Bloise
Cardiologia Molecolare, Fondazione Salvatore Maugeri, Pavia

Introduzione
La sindrome del QT lungo
La sindrome di Brugada
Conclusioni


La sindrome del QT lungo

Aritmie letali in un cuore sano
La sindrome del QT lungo (LQTS) è una patologia familiare caratterizzata da prolungamento dell'intervallo QT all'ECG di superficie e da aritmie ventricolari potenzialmente letali, stress-dipendenti, che si generano in assenza di anomalie strutturali cardiache.

Dalle basi fisiopatologiche al substrato genetico
Negli anni '80 fu ipotizzato che, alla base della LQTS fosse un difetto intracardiaco sconosciuto in grado di rendere il cuore elettricamente instabile e vulnerabile durante attivazione adrenergica1. Negli anni '90 l'utilizzo sempre maggiore delle tecniche di biologia molecolare ha portato ad una svolta decisiva nella comprensione della malattia. Nel 1991 Keating (2) dimostrò l'esistenza di un'associazione statisticamente molto significativa (odds score>15) tra la presenza di sindrome del QT lungo ed alcuni marcatori molecolari localizzati sul braccio corto del cromosoma 11. Questi dati suggerivano che un gene (allora ancora ignoto), localizzato sul cromosoma 11, era la causa della malattia.
Studi successivi dimostrarono che altri geni erano coinvolti nella malattia e, in particolare, che tali geni erano localizzati sul braccio lungo del cromosoma 7 (7q35-36) (3), sul braccio corto del cromosoma 3 (3p21-24) (3) e sul braccio lungo del cromosoma 4 (4q25-27) (4).
Nel 1995 fu compiuto il passaggio decisivo che portò all'identificazione del primo gene e della proteina implicata nella genesi della sindrome del QT lungo: questo gene, situato sul cromosoma 7, si chiama HERG e codifica per il canale del potassio che conduce la corrente Ikr (5). Nello stesso anno si identificò il gene SCN5A sul cromosoma 3, codificante per la subunità a del canale del sodio (6). All'inizio dell'anno successivo si individuò anche il gene-malattia situato sul cromosoma 11: KvLQT1, codificante per il canale del potassio che conduce la corrente Iks (7).
Gli ultimi due geni-malattia identificati sono stati KCNE1 e KCNE2, localizzati sul cromosoma 218,9. A tutt'oggi vi è la certezza che, oltre al gene candidato sul cromosoma 4, non ancora identificato, esistano altri geni malattia ancora ignoti.

Rapporto genotipo-fenotipo nella LQTS
Alla luce delle attuali conoscenze sulla LQTS è possibile muovere i primi passi verso l'integrazione fra clinica e genetica della malattia, con lo scopo di definire le caratteristiche fenotipiche di ciascuna variante molecolare. La descrizione del rapporto genotipo-fenotipo ha ridefinito gli aspetti elettrocardiografici, i fattori scatenanti le aritmie, ("triggers") e la prognosi nei pazienti affetti dai diversi difetti genetici.
Il primo aspetto gene-specifico che è stato identificato riguarda il rapporto tra il difetto molecolare (genotipo) e pattern elettrocardiografico (fenotipo) (10). Da questo studio è emerso che i pazienti portatori del difetto sul gene SCN5A (canale del sodio cardiaco) hanno il tratto ST marcatamente prolungato e onde T appuntite o piccole. I pazienti con difetto su HERG e KvLQT1 (entrambi canali che conducono potassio) hanno l'intervallo QTc moderatamente allungato e la peculiare caratteristica elettrocardiografica è la presenza, nei primi, di onde T di bassa ampiezza con distorsioni marcate del profilo (notches), nei secondi di onde T di maggior durata e con morfologia "a larga base".
Recenti dati clinici hanno dimostrato che anche i fattori scatenanti gli eventi aritmici sono differenti a seconda della variante genetica implicata.
I pazienti LQT1 in condizione di stress fisico presentano un prolungamento dell'intervallo QT e sono a maggior rischio di eventi cardiaci, che si manifestano soprattutto durante attività fisica. I pazienti affetti dalla variante LQT2 della sindrome hanno una ridotta corrente Ikr, sono spesso in grado di adeguare il QT sotto sforzo e hanno una lieve tendenza ad aumentare il QTc durante la notte: questi soggetti manifestano torsioni di punta in una percentuale maggiore dei casi al risveglio per stimoli acustici o per emozioni improvvise. I pazienti LQT3 adeguano molto bene il QT durante esercizio fisico, mentre di notte il QTc si allunga in maniera significativa e questo spiega perché gli eventi cardiaci si manifestano soprattutto nel sonno o a riposo (11, 12, 13).
La possibilità di stratificare la prognosi sulla base del genotipo è forse uno dei progetti più difficili, ma anche più ambiti sia dal clinico, sia dal genetista. Secondo i dati che stanno attualmente emergendo, i portatori del difetto genetico o "gene carriers" LQT1 e LQT2 sono a maggior rischio di diventare sintomatici rispetto ai "gene carriers" LQT3 (14); questi ultimi, tuttavia, hanno il loro stesso tasso di mortalità. Questo significa che i portatori della mutazione su SCN5A hanno una minor incidenza di eventi cardiaci, ma questi tendono ad essere più frequentemente mortali aritmie (4) (alta letalità) rispetto a quelli che si verificano nei portatori degli altri due difetti genici. Tale informazione è fondamentale per la stratificazione del rischio, perché suggerisce al clinico un approccio più aggressivo nel trattamento dei portatori asintomatici di difetti del canale del sodio rispetto ai portatori asintomatici dei difetti a carico di altri geni. Da questi dati si evidenzia come oggi sia divenuto fondamentale eseguire l'analisi genetica in tutti i pazienti affetti da sindrome del QT lungo: l'analisi genetica si pone, quindi, come un complemento della valutazione clinica nei pazienti affetti da malattie genetiche cardiache.

I primi passi verso lo sviluppo di una terapia gene-specifica
Un ulteriore obiettivo ambizioso è rappresentato dalla possibilità di individuare una terapia specifica mirata per ciascun difetto genetico. Esistono già incoraggianti evidenze sperimentali (15) e studi clinici preliminari (16) che stimolano a proseguire l'attività di studio in questa direzione.

  1. Terapia gene-specifica per i portatori di difetto genetico a carico del canale del sodio
    Sulla base dell'osservazione che il difetto su SCN5A causa un'alterazione dell'inattivazione del canale del sodio cardiaco e quindi l'ingresso di "troppo" sodio nella cellula, è stato sviluppato un modello cellulare che replica, in vitro, le alterazioni presenti nei pazienti affetti da LQT317. In questo modello si è valutata l'ipotesi che un bloccante del canale del sodio (quale ad esempio i farmaci antiaritmici mexiletina e flecainide) possa indurre nelle "cellule LQT3" una normalizzazione della durata del potenziale d'azione. L'ipotesi è stata clinicamente confermata in pazienti portatori di difetti a carico del canale del sodio cardiaco (16, 17): in questi pazienti la somministrazione di mexiletina portava ad una normalizzazione dell'intervallo QT.
    È attualmente in corso uno studio clinico controllato per valutare se i bloccanti dei canali del sodio siano in grado non soltanto di normalizzare l'intervallo QT, ma anche di prevenire l'insorgenza di tachiaritmie ventricolari.
  2. Terapia gene-specifica per i portatori di difetto genetico a carico del canale del potassio HERG
    Dati preliminari hanno suggerito come il difetto del gene HERG possa essere contrastato innalzando i livelli plasmatici di potassio. A livello clinico è stato evidenziato come, in un ristretto numero di pazienti LQT2, la somministrazione di integratori di potassio associati ad un diuretico risparmiatore di potassio (spironolattone), innalzando la potassiemia di circa 1.5 mEq/L possa portare ad una normalizzazione l'intervallo QT (18). Anche in questo caso non è ancora noto se queste misure terapeutiche, oltre che a ridurre l'intervallo QT, siano in grado di prevenire l'insorgenza di torsioni di punta.
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