I farmaci del cuore: ti leggo e prescrivo il meglio
Stefano Cagliano, Dipartimento di Pronto Soccorso e Breve Osservazione dell’Ospedale Belcolle
Viterbo, e Marco Bobbio, Direttore della Struttura complessa di Cardiologia Ospedale Santa Croce e Carle Cuneo, autori di
I farmaci del cuore
Affrontare le malattie di cuore non ha più il sapore di un tempo. Sempre più spesso il cardiologo affida il malato alla fortuna di uno stent posizionato a dovere o a quella dell’angioplastica percutanea. Sempre più spesso prova a tranquillizzare un cuore monello con un’ablazione transcatetere. E infine, quando il cuore si arresta, il primo pensiero è solo cercare un defibrillatore.
E tuttavia i farmaci per il cuore continuano ad andare alla grande. Nei primi 9 mesi del 2008, in Italia circa un terzo della spesa totale per farmaci è stata per quelli cardiovascolari (3.534 milioni di euro su un totale di 9.522), primi tra tutti, per i quali abbiamo speso il triplo che per i secondi in classifica. E nel gruppo dei primi, il posto d’onore è delle statine (684 milioni), alle quali provano a star dietro i sartani.
Non c’è da sorprendersi, direbbe qualcuno, considerato che anche in Italia le malattie cardiocircolatorie sono quelle che colpiscono più spesso. Nulla di male perciò che i farmaci del cuore e delle malattie circolatorie siano i più usati. Sorprende semmai che prima di ricorrere all’impiego del farmaco non si cerchi di avere un quadro più completo del rischio vascolare del paziente, per esempio raccogliendo informazioni su Internet.
E non solo.
Lascia un po’ di amarezza che queste pillole magiche non siano usate sempre a dovere. Le prescrizioni della digitale sembrano più il frutto di un nostalgico che di un professionista che non si risparmia fatiche nella lettura di Medical Letter, o di Guida all’uso dei farmaci. E lo stesso dicasi per le volte in cui il camice bianco chiede il conforto dei costosi sartani anziché degli ancor validissimi diuretici. Affidare per ora la prevenzione primaria delle malattie di cuore alle statine, invece che nascere dalla lettura di un RCT o di una metanalisi, sembra più un atto di fede nella chimica o nelle parole del sorridente informatore medicoscientifico. Il problema è sempre uno, quello dannatissimo dell’informazione che anche per i farmaci del cuore richiama a stretto giro quello della promozione.
Non mancano fonti d’informazione pregevoli, certo, così pregevoli da farci ringraziare il giorno in cui Gutenberg comunicò ai suoi simili che era diventato più semplice diffondere ogni genere di notizia, incluso il sapere. Internet ha un’offerta informativa che fa impallidire il più formidabile caleidoscopio. Con un’aggravante, però, in materia di farmaci: che ciò che è offerto gratis sulla rete in genere ha un finanziatore occulto, di cui non è difficile immaginare le sembianze, mentre l’informazione che si paga ha qualche possibilità in più di rispondere a criteri d’indipendenza e qualità.
Dentro il libro
L’informazione in ogni caso non manca. Basta cercarla. Basta averla più vicina. Basta che sia credibile e accessibile. Ecco le ragioni di I farmaci del cuore. Il format è sempre quello di un libro, se non proprio tascabile, da consultare presto e con facilità. E per questo la materia è rigorosamente in ordine alfabetico. Con una specifica però: non sono trattati in 2-3 pagine, ogni volta, solo i prodotti che usiamo. Per consentire confronti in merito a vantaggi o considerazioni su effetti o meccanismi, sono state anche previste voci che raggruppano farmaci dello stesso genere o famiglia (i diuretici per esempio, o i β-bloccanti), e voci più generali che mettono a confronto farmaci con lo stesso effetto curativo (antiaritmici, antiipertensivi, antitrombotici, antiaggreganti, anticoagulanti). Tutto questo – crediamo – permette di sapere meglio ciò che ci serve nel dettaglio, per esempio su dosi, interazioni o reazioni avverse. Ma consente anche di avere informazioni d’ordine più generale per suggerire confronti e la prescrizione di un farmaco, di un genere di farmaco, rispetto all’altro. Informazioni del genere occorrono subito e sempre, non solo per prescrivere il meglio. Anche per ridurre gli errori.
In tutti i casi il modello di presentazione del farmaco è sempre lo stesso e piuttosto semplice: indicazioni e dosi, trattazione, controindicazioni, ADR, bibliografia. Sì, anche la bibliografia, naturalmente, che compare due volte nel libro, una, dedicata e stringata, alla fine di ogni scheda, e una volta alla fine del volume, in ordine alfabetico. Piuttosto che alla minuziosa analisi delle singole ricerche cliniche, la scelta è stata di far riferimento a riviste e libri prestigiosi e a linee-guida di società scientifiche internazionali e per ragioni precise. In parte per sinteticità, in parte per uscire dalle controversie su piccole variazioni di efficacia di un prodotto su un altro, talvolta smentite da un trial successivo.
A chi è rivolto?
Non è un libro da studiare, ma da consultare. Pronto all’uso. Sono pagine da tenere in tasca, sul tavolo, pronte a essere sfogliate dal medico di famiglia, o del pronto soccorso, dallo specializzando che si trova ad affrontare un caso insolito, dal cardiologo e dall’internista in caso di dubbi o suggerimenti su quale strada scegliere. Questo almeno ci auguriamo.
Fonte
Stefano Cagliano, Marco Bobbio, Introduzione. In: I farmaci del cuore.
Roma: Il Pensiero Scientifico Editore, 2009 |
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