Le sindromi coronariche acute
di Cesare Greco e Gian Francesco Mureddu
Unità di Terapia Intensiva Coronarica, Azienda Ospedaliera
San Giovanni-Addolorata, Roma
La fase acuta o instabile della malattia coronarica è caratterizzata
dalla complicazione della placca aterosclerotica per fissurazione,
rottura o per erosione dell'endotelio. Su queste alterazioni
della placca si instaurano fenomeni trombotici di diversa composizione,
accompagnati spesso da alterazioni di tipo infiammatorio. Talora
ad una iniziale fase di instabilità segue una passivazione
della placca, con un periodo di stabilità che può essere
prolungato.
Quando invece le manifestazioni cliniche della complicazione della placca sono
significative noi ci troviamo nel campo delle sindromi coronariche acute.
Queste forme cliniche della cardiopatia ischemica acuta sono state in questi
ultimi anni riclassificate secondo un criterio elettrocardiografico molto semplice,
cioè la presenza o l'assenza di un sopraslivellamento persistente del
tratto ST. Questa semplice caratteristica dell'elettrocardiogramma basale esprime
sinteticamente la diversa fisiopatologia delle due manifestazioni principali
della cardiopatia ischemica e sottintende anche una profonda diversità del
trattamento medico.
Nella sindrome ad ST in alto persistente,
che corrisponde all'infarto miocardico acuto "classico", si verifica un'ischemia
transmurale miocardica determinata dall'occlusione trombotica acuta dell'arteria
coronarica responsabile dell'infarto. In questo caso vi è la assoluta
necessità clinica di riaprire il vaso coronarico nel più breve
tempo possibile, sia con la terapia trombolitica, sia mediante l'angioplastica
coronarica primaria (cioè diretta e senza pre-trattamento farmacologico),
sia ancora attraverso diverse combinazioni delle due opzioni. Tra queste ultime
ricordiamo l'angioplastica di salvataggio dopo l'eventuale fallimento della trombolisi
o l'angioplastica facilitata in cui, dopo un trattamento farmacologico adatto,
i pazienti vengono avviati automaticamente alla procedura interventistica coronarica.
La rapidità della ricanalizzazione del vaso coronarico condiziona infatti
pesantemente la prognosi immediata ed a distanza dei soggetti colpiti da infarto
miocardico acuto ad ST in alto, più ancora della completezza della ricanalizzazione
che si riesce ad ottenere.
Nelle sindromi coronariche acute senza ST
in alto persistente, invece, l'assenza di un'occlusione trombotica acuta
dell'arteria coronarica permette un approccio più graduale, caratterizzato
dalla stabilizzazione farmacologica e da un approccio interventistico mirato
ai casi a rischio più elevato o nei quali non si ottiene la stabilizzazione
clinica. La presenza di insufficienza ventricolare sinistra, di necrosi miocardica
segnalata da markers enzimatici specifici come le troponine, o ancora il manifestarsi
di alterazioni elettrocardiografiche ad ST in basso identificano soggetti con
prognosi peggiore che si giovano in misura maggiore di procedure interventistiche
eseguite precocemente.
Non è superfluo sottolineare come, mentre la prognosi immediata delle
forme senza ST in alto è a breve termine migliore di quella delle forme
ad ST in alto, esse sono spesso caratterizzate da una maggiore estensione della
malattia coronarica. Proprio la consapevolezza del significato prognostico negativo
dell'incremento dei markers biochimici specifici per la necrosi miocardica nelle
sindromi coronariche senza ST in alto persistente ha portato nel 2000 la Società Europea
di Cardiologia e l' American College of Cardiology alla ridefinizione
dei criteri diagnostici dell'infarto miocardico acuto. La disponibilità di
antiaggreganti piastrinici molto potenti e somministrabili per via endovenosa,
come gli inibitori della glicoproteina IIB IIIA, ha migliorato i risultati dell'interventistica
anche in sottogruppi di pazienti tradizionalmente difficili, come i diabetici.
L'insieme di queste novità rende probabilmente utile esemplificare situazioni
cliniche ricorrenti nella pratica medica ed oggi trattate secondo orientamenti
profondamente diversi da quelli del passato: in questa luce speriamo di aver
fornito un piccolo stimolo alla riflessione. |