Lo scompenso cardiaco

Maurizio Turiel, Barbara Gottardi, Sabrina Muzzupappa
Istituto di Fisiologia Clinica, CNR, Pisa

Definizione
Eziopatogenesi
Fisiopatologia generale
Manifestazioni cliniche
Diagnosi strumentale
Educazione e consigli al paziente
Terapia farmacologica


Definizione


Lo scompenso cardiaco è una sindrome clinica che può intervenire acutamente o, assai più spesso, cronicamente nel corso di qualsiasi malattia di cuore, essendo preceduta abitualmente (specie nelle forme croniche) da una fase di disfunzione ventricolare sinistra asintomatica. Lo scompenso cardiaco è caratterizzato dalla presenza simultanea, seppure a diversa intensità, di segni di elevata pressione venosa, di ridotta pressione arteriosa media e perfusione periferica e di attivazione adrenergica a variabile intensità.


Eziopatogenesi


La cardiopatia ischemica costituisce attualmente la causa più frequente di insufficienza cardiaca, mentre in decremento appare il ruolo dell'ipertensione arteriosa, verosimilmente per la maggiore attenzione diagnostica ed i miglioramenti terapeutici (tabella 1). Circa il 20% di tutti i casi di scompenso presenta un'eziologia misconosciuta, dando luogo ad una cardiomiopatia dilatativa definita "idiopatica".


Fisiopatologia generale

Quasi ogni forma di scompenso cardiaco è stata preceduta da un periodo più o meno lungo di adattamento del muscolo cardiaco alla malattia di base. I meccanismi fisiopatologici responsabili del quadro clinico sono:

a. riduzione significativa della contrattilità
b. eccesso di postcarico, con enorme aumento dello stress e rapporto massa-volume inferiore all'unità
c. eccesso di precarico, con allungamento esagerato della lunghezza delle fibre in diastole
d. riduzione della compliance, con aumento sproporzionato delle pressioni di riempimento per un dato volume


Manifestazioni cliniche


I segni e i sintomi dello scompenso cardiaco sono legati alla riduzione della gittata cardiaca, all'aumento delle pressioni venose e alla presenza di una compromissione più o meno marcata della pompa cardiaca (tabella 2).

Tabella 2. Manifestazioni cliniche
Sintomi Segni
Facile faticabilità
Dispnea da sforzo
Edemi declivi
Tosse notturna
Rantoli alle basi polmonari
Dispnea parossistica notturna
Edema polmonare acuto
Turgore delle vene giugulari
Cardiomegalia
Reflusso epatogiugulare
Epatomegalia
Versamento pleurico


Le manifestazioni cliniche sono rappresentate principalmente da dispnea da sforzo, facile faticabilità, edema polmonare acuto con vasocostrizione periferica.

Tabella 3. Fattori precipitanti lo scompenso cardiaco

Terapia o aderenza alla terapia non adeguate
Resistenza o assuefazione ai medicamenti
Reazioni avverse ai farmaci
- Effetti inotropi negativi
- Ritenzione idro-salina
- Scomparsa dell'effetto terapeutico di un farmaco
Deterioramento della cardiopatia di base
Eccessivo uso di sale
Complicazioni
- Ischemia o infarto miocardico
- Ipertensione non ben trattata
- Aritmie cardiache
- Sviluppo o aggravamento di una disfunzione valvolare
- Embolia polmonare
- Altre cause

Numerosi sono i fattori che possono aggravare una condizione di scompenso cardiaco cronico (tabella 3).

La conseguente riduzione della gittata cardiaca scatena, inoltre, una risposta neuroumorale, che porta ad una stimolazione adrenergica cardiaca con vasocostrizione periferica e ritenzione di sali e di acqua.
Il sovraccarico emodinamico cronico e la contemporanea risposta neuroumorale determinano una risposta proliferativa, con conseguenti modificazioni della forma e delle dimensioni del cuore scompensato.
Le manifestazioni cliniche dello scompenso cardiaco vengono in genere aggravate dai tentativi dell'organismo di ripristinare l'equilibrio emodinamico (tabella 4).

Tabella 4. Risposte iniziali e secondarie nello scompenso cardiaco*
Segnali funzionali Meccanismo
a breve termine
Meccanismo
a lungo termine
Ritenzione di sali e di acqua Aumento del precarico (mantenere la gittata cardiaca) Edema, anasarca, congestione polmonare
Aumento della stimolazione adrenergica Aumento della contrattilità e della frequenza cardiaca con rilasciamento più rapido (mantenere la gittata cardiaca) Aumento della concentrazione di calcio nel citoplasma e del fabbisogno energetico del cuore (necrosi cardiaca,aritmie, morte improvvisa)
Segni proliferativi Ipertrofia
da adattamento
Ipertrofia
da maladattamento
  Aumento del numero dei sarcomeri (mantenere la gittata cardiaca) Allungamento cellulare, rimodellamento, alterazioni fenotipiche, apoptosi  
(aumento del fabbisogno energetico, necrosi;
riduzione dell'apporto di energia)
*le risposte iniziali sono indicate in rosso


Diagnosi strumentale


La diagnostica strumentale nei pazienti con scompenso cardiaco ha una duplice funzione:
a)
determinarne la causa; b) valutarne la gravità.
L'esame radiologico del torace e l'ecocardiogramma convenzionale, tecniche di basso costo, ampia ripetibilità e ridotta invasività, forniscono spesso elementi diagnostici sufficienti sia per comprenderne l'eziologia che per seguirne l'evoluzione clinica.
E' importante, inoltre, distinguere tra disfunzione sistolica ventricolare sinistra (in genere caratterizzata da ipertrofia eccentrica, con ridotta frazione di eiezione, in presenza o meno di alterazioni della motilità regionale della parete miocardica) e disfunzione diastolica ventricolare sinistra (in genere caratterizzata da ipertrofia concentrica, con minima riduzione o normale frazione d'eiezione).
La disfunzione sistolica può essere spesso ricondotta a pazienti con una storia clinica caratterizzata da malattia coronarica, diabete mellito o alterazioni valvolari, con possibile cardiomegalia e insufficienza mitralica.
Nel caso di una disfunzione diastolica, il paziente presenterà con buona probabilità una storia di ipertensione arteriosa con episodi di dispnea parossistica, prevalentemente notturna.
L'esame ecocardiografico, in particolare, è in grado di orientarci nella diagnosi e nell'impostazione di un appropriato trattamento farmacologica (tabella 5).

Tabella 5. Disfunzione sistolica e diastolica nello scompenso cardiaco
Parametri Disfunzione sistolica Disfunzione diastolica
rX torace    
Cardiomegalia +++ +
Ipertensione venosa polmonare +++ +++
ECG    
Bassi voltaggi +++ -
Ipertrofia ventricolare sinistra ++ +++
Onde Q +++ +
Ecocardiogramma    
Bassa frazione d'eiezione ++++ -
Ipertrofia ventricolare sx ++ +++/++++
Alterato rilasciamento ventricolare sx - ++/+++


Educazione e consigli al paziente


E' essenziale che il paziente o un membro responsabile della famiglia siano messi al corrente del significato della diagnosi, dell'evoluzione clinica solitamente progressiva e dell'importanza di una buona compliance al trattamento medico. Una terapia ottimale sicuramente può aumentare la sopravvivenza di questi pazienti, migliorandone la vita di relazione, ed è in grado di evitare i frequenti ricoveri in ospedale.
L'attività fisica moderata è consigliabile anche in un paziente anziano, dato che brevi camminate sono in genere in grado di migliorare sia la capacità di esercizio fisico che il benessere psichico.


Terapia farmacologica


Il moderno approccio terapeutico deve portare non solo a migliorare la sintomatologia, ma anche rallentare e/o modificare la progressione della malattia.

I diuretici sono indicati per alleviare la congestione e vanno somministrati non appena posta la diagnosi. Quando vengono aggiunti altri farmaci il dosaggio del diuretico può spesso essere ridotto. Segni di un aggravamento della congestione o di ritenzione di liquidi vanno prontamente riconosciuti e il dosaggio del diuretico va aggiustato di conseguenza.

Un ACE inibitore e/o un sartanico andrebbero somministrati in tutti i pazienti sintomatici che possono tollerare questi farmaci e che non presentano controindicazioni. E' stato dimostrato che gli ACE inibitori migliorano l'evoluzione nel lungo periodo in pazienti con disfunzione asintomatica del ventricolo sinistro. Nei pazienti anziani, che in genere presentano compromissione della funzione renale, il dosaggio iniziale di questi farmaci dovrebbe essere basso ed occorre un attento monitoraggio per evitare la comparsa di iperazotemia e di iperkaliemia.

Nel paziente che presenta effetti collaterali con terapia con ACE inibitore, in particolar modo comparsa di tosse stizzosa, deve essere utilizzato un farmaco bloccante i recettori dell'angiotensina II.

Studi più recenti hanno dimostrato che i beta-bloccanti, quando sono aggiunti agli ACE inibitori, prolungano la sopravvivenza dei pazienti con scompenso cardiaco cronico. La loro somministrazione deve essere presa in considerazione in tutti i pazienti con scompenso cardiaco lieve o moderato (NYHA II o III), ma sembrano avere effetti benefici a lungo termine anche nei pazienti di classe III o IV. La terapia beta-bloccante non dovrebbe essere ritardata, dato che il rischio di morte può essere ridotto da un inizio più precoce del trattamento.
Il dosaggio, inizialmente basso per non aggravare i sintomi dello scompenso, va gradualmente aumentato nell'arco di alcune settimane, evitando però un eccessivo rallentamento della frequenza cardiaca (tabella 6).

Tabella 6. Indicazioni e controindicazioni all'uso di beta-bloccanti
Indicazioni Controindicazioni
Disfunzione sistolica Asma allergico
Stabilità clinica Grave broncopneumopatia cronica ostruttiva
Contemporaneo trattamento ottimale con ACE inibitori e diuretici Blocco atrioventricolare avanzato non corretto da pace-maker
Pressione sistolica ³  100 mmHg Diabete mellito scompensato
Frequenza cardiaca a riposo ³  60 bpm Grave arteriopatia periferica ostruttiva

Un recente studio clinico randomizzato di grandi dimensioni ha dimostrato che la digossina non migliora la sopravvivenza di pazienti con scompenso cardiaco; i glicosidi cardiaci sono, tuttavia, indicati nei pazienti sintomatici con una riduzione della funzione sistolica (ridotta FE). Nel paziente anziano, i dosaggi di mantenimento della digossina vanno ridotti, soprattutto in presenza di una compromissione della funzionalità renale.
Inoltre, è stato riportato da diversi autori come l'aggiunta di spironolattone ad un ACE inibitore sia in grado di migliorare la sopravvivenza nei pazienti di classe NYHA III/IV.



Bibliografia
  1. Hosenpud JD, Greenberg BH, eds. Congestive heart failure: pathophysiology, diagnosis and comprehensive approach to management, 2nd ed. Philadelphia: Lippincott Williams and Wilkins, 2000.

  2. Kats AM. Hearth failure: pathophysiology, molecular biology, clinical management. Philadelphia: Lippincott Williams and Wilkins, 2000.

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